martedì, ottobre 05, 2010

se davvero...

provi una voglia così prepotente fai un salto indietro nel tempo.
immagina di avere ancora vent'anni e il coraggio delle follie improvvise.
sali in macchina o prendi un aereo e vieni qui.
quando aprirò la porta sarò pronta ad accoglierti.
nuda, sotto la camiciola di seta indossata solo nel caso la vicina curiosa sia tentata di sbirciare.
c'è uno specchio nell'entrata, te lo ricordi?
voglio vedere la nostra immagine riflessa.
mentre inclini la testa e, avido e prepotente, succhi i miei capezzoli, tesi tra le tue labbra.
le tue mani ferme, solide esplorano indiscrete ogni curva, ogni ansa del mio corpo.
inarco la schiena come una corda tesa per vibrare finalmente con un suono nuovo.
una musica ancora sconosciuta. ipnotica.
che mi stordisce e mi fa perdere ogni controllo, difesa o pudore.
mi inginocchio e prima lo sfioro, lo percorro lentamente, solo con la punta della lingua, poi impaziente lo affondo nella mia bocca.
sento la tua voce che in quel momento si incrina in un gemito.
e le dita che convulse si aggrappano ai miei capelli.
un lampo scuro di desiderio dal tuo sguardo si riflette nei miei occhi.
il respiro ti si spezza e mi risuona nelle orecchie, misto al battito sordo, quasi affannato del cuore, mentre mi rovesci sul letto, entri e mi apri come non credevo fosse possibile.
può essere solo per una notte o per poche ore, ma quella notte, quelle ore saranno davvero solo nostre.
lontano dal mondo e dalla vita di tutti i giorni almeno per un po'.
nei confini invalicabili di questa stanza, di questo letto.
senza più remore, paure, rimorsi o rimpianti.
voglio godere di te e con te fino a farci mancare il fiato.
per poi ridere e addormentarci come due bambini, sazi ed esausti dopo una giornata di giochi e bagni al mare, al sole.
vorrei che questo desiderio che mi avvolge e incanta fosse anche il tuo.
vorrei che fosse qui. ora.

lunedì, maggio 24, 2010

come in un film

(l'ispirazione viene da qui)
centro di Milano, un febbraio gelido e ventoso.
uno di quei marciapiedi lunghi che separano le corsie su cui aspetti il tram.
noi che ci salutiamo di fronte ad altri colleghi - siamo la storia segreta peggio custodita dell’universo e facciamo finta di non saperlo.
lui se ne sta andando.
dall’azienda, dalla città, forse anche da noi.
un abbraccio rigido, un po’ goffo, imbarazzato.
baci trattenuti sulle guance, un “ciao, in bocca al lupo” quasi ingoiato dal vapore del respiro.
sta arrivando la 54, gli altri ci girano le spalle e se ne vanno.
ci siamo sciolti dall’abbraccio, ma lui continua a tenermi la mano anche quando cerco di staccarmi perché non voglio che mi veda con gli occhi pieni di lacrime.
non ho la forza di dare l’ultimo strappo.
non lo voglio davvero.
e lui mi lascerà andare solo quando si chiuderanno le porte.
in quel momento ho saputo che a dispetto di tutto non era finita…

http://www.youtube.com/watch?v=BA266naCH_0

giovedì, aprile 22, 2010

per voce sola

amo la tua voce.
seria, pacata, solida, lenta.
persino pigra.
a volte ironica, distaccata.
o all'improvviso sarcastica.
che solo a tratti tradisce la tensione, l'inquietudine tenuta a bada con un infinito esercizio di pazienza.
l'ho sentita incrinarsi per un attimo per il dolore di un addio definitivo e poi avvolgersi, quasi ripiegarsi, delicatamente in una trattenuta tenerezza.
mi chiedo come suoni quando a farla vibrare è l'impazienza del desiderio e poi ad acquietarla la pace dell'appagamento...

http://www.youtube.com/watch?v=DEsYjDtKuKo

lunedì, aprile 12, 2010

sogni (primaverili) proibiti

un uomo con le spalle larghe, ecco cosa ci vorrebbe per te, che ti capisce senza farlo capire e non ti spieghi mai perchè, che ti conosca da quand'eri piccola, o che da piccola ti immaginava già.
un uomo con le spalle larghe, lo sa bene lui come si fa.
un uomo con le spalle larghe, la paura non sa nemmeno che è, se tira freddo si alza il bavero e corregge il caffè.
può ritornare sporco di rossetto, tanto ha una faccia che non tradisce, un uomo come ce ne sono tanti, che quando vuole non capisce.
un uomo con le spalle larghe, la fortuna non sa nemmeno che è, ogni sera fa cadere le stelle, ogni mattina le raccoglie con te, e se bastassero le cartoline, te ne manderebbe una ogni anno, e poi potresti vederlo piangere, come gli uomini non fanno, un uomo che mangia il fuoco, e per scaldarti si fa bruciare.
diventa cenere a poco a poco ma non la smette di amare.
un uomo con le spalle larghe tutta la vita ti prenderà, per insegnarti e per impararti, se mai la vita basterà.
in una grande casa con le finestre aperte, in certe stanze piene di vento.
un uomo con le spalle larghe una buona misura del tempo.

(via FriendFeed grazie a Baskervillle)

martedì, aprile 06, 2010

quando comincia un amore

un corridoio immerso nella luce limpida di una prima mattina di quasi estate.
un vestito chiaro, lungo e leggero, che sfida a braccia nude l'aria ancora frizzante e suggerisce, ma non svela, curve e contorni.
uno sguardo distante e pensieroso in cui si accende d'improvviso una scintilla.
inclini le labbra nella piega ironica che ho appena imparato a conoscere.
ti sorrido e non abbasso gli occhi.
con un gesto repentino ti chini appoggiando la mano al muro, quasi a cercare sostegno.
e intanto il braccio libero mi avvolge, mentre ti accalori nella discussione.
mi catturi così in un abbraccio che non mi sfiora eppure mi imprigiona.
inarco la schiena, mi tendo come per scattare, ma so che non fuggirei neanche se volessi.
le parole ormai sono solo un sussurro indistinto in sottofondo.
un brivido sottile si espande al ritmo del tuo respiro e del mio battito.
un'onda che danza, ci avvicina e separa.
occhi negli occhi che ridono.
labbra che si baciano senza toccarsi con frasi fatte a pretesto.
dilatiamo con sapienza l'attimo in attesa che qualcuno o qualcosa spezzi l'incanto, ma non la promessa di ciò che verrà.
sapremo sempre che è cominciato qui.

http://www.youtube.com/watch?v=9MXKZUX8XgY

mercoledì, marzo 31, 2010

here we go again...

la prossima settimana compirò cinquant'anni.
un traguardo e un passaggio importante. e difficile. specie per una donna.
non posso neppure dire di non essere dove o come mi immaginavo perché da un certo momento in poi - e piuttosto presto - ho smesso di sognare il futuro e mi sono limitata a cercare di sopravvivere, di restare a galla.
o forse, semplicemente, il passato a cui avevo voltato le spalle, consegnandogli in pegno una parte di me, ha cominciato a richiamarmi inesorabilmente indietro.
mentre in apparenza, con cieca cocciutaggine, mi sforzavo di andare avanti.
e ora che quei conti sono stati saldati e alla fine sono libera di guardare un orizzonte nuovo, è come se fossi stranita, disorientata da quella libertà, da quell'integrità che pure ho inseguito per tutta la vita.
quasi una vertigine di fronte ad un precipizio.
ma è proprio qui che volevo essere.
di nuovo.
e questa volta intera.
e non sola...

http://www.youtube.com/watch?v=BOByH_iOn88

mercoledì, marzo 17, 2010

Vienna Felix e Finis Austriae

Palazzo Reale a Milano ospita dal 26 febbraio al 6 giugno, grazie alla collaborazione con il Leopold Museum di Vienna, la mostra dedicata a Egon Schiele e al suo tempo.
Forse meno conosciuto al grande pubblico del suo mentore Gustav Klimt o di un rivale espressionista come Oscar Kokoschka, Schiele incarna alla perfezione con la sua breve ed intensa parabola personale ed artistica lo spirito di un’epoca e di una cultura che hanno contribuito a modellare l’intero Novecento.
Si forma nella Vienna Felix degli anni a cavallo tra i due secoli, magnifica capitale di un impero austroungarico all’apogeo del suo splendore e che pure comincia a mostrare le prime incrinature.
Segnali disattesi di un declino ormai prossimo.
La stessa città raccontata con maestria e malinconia nei romanzi di Musil, Zweig, Roth e acremente dileggiata e messa alla berlina da Karl Kraus.
Il giovane Schiele partecipa con passione alla ribellione degli artisti della Secessione contro i dettami dell’accademia in nome di un’arte che vuole al tempo stesso essere espressione profondamente individuale ed assolvere ad una funzione sociale migliorando la qualità della vita umana.
Il motto che li contraddistingue è: “Per ogni tempo la sua arte / per ogni arte la sua libertà”.
Ma il suo percorso rimane sempre orgogliosamente personale. Se nelle prime opere è evidente l’influsso dello stile elegantemente decorativo di Klimt, assolutamente originale è il quasi impudico autobiografismo degli autoritratti.
Una sorta di diario degli stati d’animo che caratterizzerà tutta la sua produzione e che rivela l’altro grande influsso culturale sulla sua opera, quello della psicanalisi freudiana.
E se il suo cognome in tedesco richiama il guardare sottecchi, in tralice, quasi come una sfida Schiele decide di sperimentare la profondità della visione.
Nessuna dimensione della vita sfugge al suo occhio impietoso eppure non privo di compassione: dall’erotismo, dalla sensualità e dalla femminilità, esplorati con una disinibizione che arriverà a costargli il carcere, al misticismo, frutto dell’esperienza della detenzione, alla solitudine dei paesaggi di campagna ed urbani, alla rarefazione delle nature morte.
Sopravviverà alla I guerra mondiale per morire, insieme all’Impero che lo aveva visto nascere, nel 1918, a 28 anni, vittima, insieme alla moglie e al figlio non ancora nato, della micidiale epidemia di spagnola.
Ma con la consapevolezza espressa nelle ultime parole alla madre di aver creato qualcosa di destinato a restare: “La guerra è finita, e io devo andare. I miei quadri saranno esposti in tutti i musei del mondo”.