provi una voglia così prepotente fai un salto indietro nel tempo.
immagina di avere ancora vent'anni e il coraggio delle follie improvvise.
sali in macchina o prendi un aereo e vieni qui.
quando aprirò la porta sarò pronta ad accoglierti.
nuda, sotto la camiciola di seta indossata solo nel caso la vicina curiosa sia tentata di sbirciare.
c'è uno specchio nell'entrata, te lo ricordi?
voglio vedere la nostra immagine riflessa.
mentre inclini la testa e, avido e prepotente, succhi i miei capezzoli, tesi tra le tue labbra.
le tue mani ferme, solide esplorano indiscrete ogni curva, ogni ansa del mio corpo.
inarco la schiena come una corda tesa per vibrare finalmente con un suono nuovo.
una musica ancora sconosciuta. ipnotica.
che mi stordisce e mi fa perdere ogni controllo, difesa o pudore.
mi inginocchio e prima lo sfioro, lo percorro lentamente, solo con la punta della lingua, poi impaziente lo affondo nella mia bocca.
sento la tua voce che in quel momento si incrina in un gemito.
e le dita che convulse si aggrappano ai miei capelli.
un lampo scuro di desiderio dal tuo sguardo si riflette nei miei occhi.
il respiro ti si spezza e mi risuona nelle orecchie, misto al battito sordo, quasi affannato del cuore, mentre mi rovesci sul letto, entri e mi apri come non credevo fosse possibile.
può essere solo per una notte o per poche ore, ma quella notte, quelle ore saranno davvero solo nostre.
lontano dal mondo e dalla vita di tutti i giorni almeno per un po'.
nei confini invalicabili di questa stanza, di questo letto.
senza più remore, paure, rimorsi o rimpianti.
voglio godere di te e con te fino a farci mancare il fiato.
per poi ridere e addormentarci come due bambini, sazi ed esausti dopo una giornata di giochi e bagni al mare, al sole.
vorrei che questo desiderio che mi avvolge e incanta fosse anche il tuo.
vorrei che fosse qui. ora.
Visualizzazione post con etichetta coppia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta coppia. Mostra tutti i post
martedì, ottobre 05, 2010
lunedì, ottobre 26, 2009
disteso accanto a me...
....dormi, respirando piano.
e il tuo respiro è quasi un sussurro che accompagna i miei pensieri.
e tieni la mano appoggiata al mio ventre con un gesto che involontariamente rivela quella possessività negata così strenuamente nella vita di ogni giorno.
o forse ti rassicura sentire che sono qui , comunque e sempre, senza condizioni e in ogni momento.
nonostante...
una passione furibonda e una dedizione incondizionata non sono esattamente la prescrizione più sicura per un lieto fine.
ma non passerò questa perla di saggezza, distillata in anni tumultuosi, ai figli cui in definitiva ho rinunciato per non rinunciare a te.
no, non è un rimprovero, né una recriminazione dal sapore di ricatto emotivo. solo una constatazione dal retrogusto amaro.
ho imparato piuttosto presto che ogni scelta ha un prezzo e implica delle perdite, mai indolori.
e so che questa almeno per un po' sarà un rimorso più che un rimpianto.
ma con il passare del tempo ho finito per preferire l'imperfezione del rimorso alla perfezione del rimpianto.
o al rifugio paradossalmente sicuro della perenne incertezza.
proprio il tuo baluardo in anni duri, difficili, a tratti crudeli.
per molto tempo ho pensato che fosse una difesa comprensibile, persino accettabile visto quello che era accaduto.
ora so che, ancor prima di un alibi sempre credibile, era semplicemente la cifra del tuo modo di essere.
in fondo non hai fatto altro che seguire la corrente, lasciato che gli altri, la vita decidessero per te. e quando hai scelto lo hai fatto solo perché messo con le spalle al muro.
non rinunci a questo dubbio privilegio neanche ora.
senza chiederlo lasci a me l'onere della scelta.
anche la presenza dell'altra in fondo è un pretesto.
un modo per scoprire se io sia davvero disposta ad accettare non l'infedeltà, ma l'eterna attesa, la sospensione come condizione di essere di noi, della nostra storia.
non riesco ad immaginare che cosa ti aspetti, che cosa speri davvero.
ma so che quando domani o il giorno dopo ancora reciderò il filo che ci lega, amputando anche una parte di me, seppure soffrirai, sarai comunque sollevato.
ed io so che, pur amandoti ancora, smetterò di volerti bene.....
http://www.youtube.com/watch?v=ay5kvPzvvTc
e il tuo respiro è quasi un sussurro che accompagna i miei pensieri.
e tieni la mano appoggiata al mio ventre con un gesto che involontariamente rivela quella possessività negata così strenuamente nella vita di ogni giorno.
o forse ti rassicura sentire che sono qui , comunque e sempre, senza condizioni e in ogni momento.
nonostante...
una passione furibonda e una dedizione incondizionata non sono esattamente la prescrizione più sicura per un lieto fine.
ma non passerò questa perla di saggezza, distillata in anni tumultuosi, ai figli cui in definitiva ho rinunciato per non rinunciare a te.
no, non è un rimprovero, né una recriminazione dal sapore di ricatto emotivo. solo una constatazione dal retrogusto amaro.
ho imparato piuttosto presto che ogni scelta ha un prezzo e implica delle perdite, mai indolori.
e so che questa almeno per un po' sarà un rimorso più che un rimpianto.
ma con il passare del tempo ho finito per preferire l'imperfezione del rimorso alla perfezione del rimpianto.
o al rifugio paradossalmente sicuro della perenne incertezza.
proprio il tuo baluardo in anni duri, difficili, a tratti crudeli.
per molto tempo ho pensato che fosse una difesa comprensibile, persino accettabile visto quello che era accaduto.
ora so che, ancor prima di un alibi sempre credibile, era semplicemente la cifra del tuo modo di essere.
in fondo non hai fatto altro che seguire la corrente, lasciato che gli altri, la vita decidessero per te. e quando hai scelto lo hai fatto solo perché messo con le spalle al muro.
non rinunci a questo dubbio privilegio neanche ora.
senza chiederlo lasci a me l'onere della scelta.
anche la presenza dell'altra in fondo è un pretesto.
un modo per scoprire se io sia davvero disposta ad accettare non l'infedeltà, ma l'eterna attesa, la sospensione come condizione di essere di noi, della nostra storia.
non riesco ad immaginare che cosa ti aspetti, che cosa speri davvero.
ma so che quando domani o il giorno dopo ancora reciderò il filo che ci lega, amputando anche una parte di me, seppure soffrirai, sarai comunque sollevato.
ed io so che, pur amandoti ancora, smetterò di volerti bene.....
http://www.youtube.com/watch?v=ay5kvPzvvTc
lunedì, ottobre 12, 2009
mating
non ha un nome la protagonista di “Accoppiamenti” di Norman Rush, giovane antropologa americana, arenata professionalmente e sentimentalmente tra gli espatriati del Botswana, dove si è trasferita per completare la sua tesi di dottorato, fino all’incontro con Nelson Denoon, affascinante guru intellettuale e sperimentatore sul campo di utopie sociali.
Tsau, la città del riscatto delle donne da lui creata, diventa prima la meta di un viaggio attraverso il deserto del Kalahari e il passato e poi il luogo in cui, rivelandosi nei propri ricordi, i due protagonisti vedono messe alla prova e dissolte dall’interno le loro convinzioni più radicate.
è il corto circuito, forse obbligato, di tutte le storie d’amore in cui la tensione di un’irresistibile attrazione fisica si mescola all’incantamento dell’intelligenza e della creatività sul terreno fertile di una condivisa privazione emotiva.
una storia d’amore che non imprevedibilmente finirà per scuotere dalle fondamenta anche l’enclave ideale che l’ha resa possibile.
la maestria dell’autore si rivela - ancor più che nella complessità dei richiami, spesso caustici e profetici, alla politica, all’antropologia, alla filosofia che continuamente si intrecciano alla trama - nell’assoluta naturalezza con cui ci mostra la progressiva rivelazione della sua protagonista a se stessa.
come se la scrittura la precedesse e poi l’accompagnasse passo passo mentre inconsapevolmente richiude la faglia che l’aveva separata dalle proprie radici emotive.
e certo solo il titolo originale “Mating”, con la fluidità della forma verbale – rispetto a quella definita, chiusa del sostantivo italiano “Accoppiamenti” - rende completamente giustizia al ritmo interno e alla complessità di ogni rapporto uomo-donna di cui questa storia d’amore è al tempo stesso un affascinante modello e una celebrazione.
Tsau, la città del riscatto delle donne da lui creata, diventa prima la meta di un viaggio attraverso il deserto del Kalahari e il passato e poi il luogo in cui, rivelandosi nei propri ricordi, i due protagonisti vedono messe alla prova e dissolte dall’interno le loro convinzioni più radicate.
è il corto circuito, forse obbligato, di tutte le storie d’amore in cui la tensione di un’irresistibile attrazione fisica si mescola all’incantamento dell’intelligenza e della creatività sul terreno fertile di una condivisa privazione emotiva.
una storia d’amore che non imprevedibilmente finirà per scuotere dalle fondamenta anche l’enclave ideale che l’ha resa possibile.
la maestria dell’autore si rivela - ancor più che nella complessità dei richiami, spesso caustici e profetici, alla politica, all’antropologia, alla filosofia che continuamente si intrecciano alla trama - nell’assoluta naturalezza con cui ci mostra la progressiva rivelazione della sua protagonista a se stessa.
come se la scrittura la precedesse e poi l’accompagnasse passo passo mentre inconsapevolmente richiude la faglia che l’aveva separata dalle proprie radici emotive.
e certo solo il titolo originale “Mating”, con la fluidità della forma verbale – rispetto a quella definita, chiusa del sostantivo italiano “Accoppiamenti” - rende completamente giustizia al ritmo interno e alla complessità di ogni rapporto uomo-donna di cui questa storia d’amore è al tempo stesso un affascinante modello e una celebrazione.
Etichette:
"Accoppiamenti",
"Mating",
anne67,
coppia,
Libri,
Norman Rush,
Recensioni,
sentimenti
mercoledì, settembre 02, 2009
nomen omen
il mio nome è lungo e si presta ad equivoci già nella versione completa.
c'è quella tradizionale, austera, che ricorda l'originale ebraico - dal significato beneaugurante, ma terribilmente impegnativo - e quella "ridotta", voluta e difesa a spada tratta da mia madre che, con la sola eliminazione di una vocale iniziale, richiama ahimè un tormentone anni '70 reso celebre da un crooner, o presunto tale, spagnolo che mi ha perseguitato per buona parte dell'adolescenza e della giovinezza.
in genere però, appena passate le fasi iniziali della conoscenza, quasi tutti inavvertitamente scivolano nel diminutivo.
con una sola significativa eccezione. gli uomini che hanno contato sentimentalmente nella mia vita si sono sempre categoricamente rifiutati di usare il diminutivo. uno in particolare.
per cui nella memoria il mio nome non risuona con il singulto iberico di Julio Iglesias, improbabile precursore di Amy Winehouse e Giuliano Sangiorgi, ma con un'inflessione che ricorda pericolosamente quella di Macario......
c'è quella tradizionale, austera, che ricorda l'originale ebraico - dal significato beneaugurante, ma terribilmente impegnativo - e quella "ridotta", voluta e difesa a spada tratta da mia madre che, con la sola eliminazione di una vocale iniziale, richiama ahimè un tormentone anni '70 reso celebre da un crooner, o presunto tale, spagnolo che mi ha perseguitato per buona parte dell'adolescenza e della giovinezza.
in genere però, appena passate le fasi iniziali della conoscenza, quasi tutti inavvertitamente scivolano nel diminutivo.
con una sola significativa eccezione. gli uomini che hanno contato sentimentalmente nella mia vita si sono sempre categoricamente rifiutati di usare il diminutivo. uno in particolare.
per cui nella memoria il mio nome non risuona con il singulto iberico di Julio Iglesias, improbabile precursore di Amy Winehouse e Giuliano Sangiorgi, ma con un'inflessione che ricorda pericolosamente quella di Macario......
lunedì, maggio 11, 2009
ora
guardami. guardaci
a questo bivio a cui sapevamo che saremmo arrivati.
e che abbiamo preferito ignorare. finora.
afferra l’attimo. specie se ti regala inaspettatamente quello che credevi definitivamente perso.
la spensieratezza, la tenerezza, l’allegria.
non si può essere tristi per sempre.
arriva all’improvviso. come il vento che spalanca le finestre di stanze soffocanti, polverose.
chiuse da estati passate e mai dimenticate.
e spazza via la nebbia densa e appiccicosa in cui era scivolata la tua vita.
riporta luce e aria, ma non nasconde nulla. neanche le ferite più profonde.
solo, ridona loro contorni netti e ombre definite.
mi specchio nei tuoi occhi come in un lago ghiacciato e mi vedo.
nuda, fragile e scoperta e vestita dell’abito più bello che riesca ad immaginare.
e vedo noi, opposti e speculari, con quella faglia quasi impercettibile di insicurezza e dolore che attraversa le nostre vite.
vorrei sapere tu che cosa vedi .
ma non parlare ora. voglio ricordare la tua voce come l’ho sentita la prima volta.
poi sarò pronta. anche a dirti addio.
(pubblicato anche su GraziaBlog: http://grazia.blog.it/2009/06/04/guardami-guardaci/)
a questo bivio a cui sapevamo che saremmo arrivati.
e che abbiamo preferito ignorare. finora.
afferra l’attimo. specie se ti regala inaspettatamente quello che credevi definitivamente perso.
la spensieratezza, la tenerezza, l’allegria.
non si può essere tristi per sempre.
arriva all’improvviso. come il vento che spalanca le finestre di stanze soffocanti, polverose.
chiuse da estati passate e mai dimenticate.
e spazza via la nebbia densa e appiccicosa in cui era scivolata la tua vita.
riporta luce e aria, ma non nasconde nulla. neanche le ferite più profonde.
solo, ridona loro contorni netti e ombre definite.
mi specchio nei tuoi occhi come in un lago ghiacciato e mi vedo.
nuda, fragile e scoperta e vestita dell’abito più bello che riesca ad immaginare.
e vedo noi, opposti e speculari, con quella faglia quasi impercettibile di insicurezza e dolore che attraversa le nostre vite.
vorrei sapere tu che cosa vedi .
ma non parlare ora. voglio ricordare la tua voce come l’ho sentita la prima volta.
poi sarò pronta. anche a dirti addio.
(pubblicato anche su GraziaBlog: http://grazia.blog.it/2009/06/04/guardami-guardaci/)
Etichette:
anne67,
Blogger per un giorno,
coppia,
Grazia Blog,
sentimenti
martedì, aprile 28, 2009
stanno suonando la nostra canzone
pare che l’ultima moda sia contemplare la casa di lui o i luoghi che corrispondono a pietre miliari della vostra storia con Google Street.
ma noi apparteniamo a generazioni nate in epoche predigitali – ci ricordiamo perfino della tv in bianco e nero – e quindi gli strumenti con cui farsi male volontariamente dopo la fine di una storia sono ancora primitivi.
funzionavano su vinile come oggi nell’ipod o su youtube.
canzoni, più spesso proprio quella canzone.
era la colonna sonora del primo film che avete visto insieme.
il brano trasmesso alla radio mentre vi riaccompagnava a casa e dopo essere stati tutti e due brillanti, spiritosi, quasi euforici, ascoltavate in silenzio perché qualcosa vi bloccava le parole in gola.
può essere perfino, più prosaicamente, il tormentone estivo assolutamente demenziale battuto a tappeto sulla spiaggia dove vi siete incrociati per la prima volta.
la qualità del pezzo non è di per sé un fattore qualificante se non perché ci riesce più facile giustificare esteticamente la fissazione per “Don’t give up” che per “Vamos alla playa”.
quello che conta è che da quel preciso momento per voi la prima, se non l’unica associazione possibile, per quella canzone sarà quella con lui.
nessun problema ovvio finché la storia non finisce.
che cosa succede però alla “nostra canzone” quando non siamo più noi, ma io e te e il distacco non è stato proprio indolore?
potete cancellare ogni traccia del suo passaggio dalla vostra casa e dalla vita di tutti i giorni. selezionare con cura luoghi e persone.
persino smettere di sentire o di credere di sentire sul cuscino il suo odore, l’aroma inconfondibile della pelle mescolata al profumo e alle sigarette preferite, ma prima o poi, implacabilmente, quella sequenza di note vi colpirà a tradimento e vi riporterà proprio al momento e al luogo da cui volevate fuggire.
o a cui volevate tornare. perché sarete voi nei momenti più duri a riascoltarla per cercare di far rivivere il passato.
in questo momento critico il fatto che la canzone non fosse eccessivamente romantica – ma si tratta di rare eccezioni – aiuta.
esiste un numero limite di volte oltre il quale non è possibile ascoltare in lacrime i Righeira, mentre con Peter Gabriel può essere più complicato.
ma laddove non si viene soccorse dal senso del ridicolo, interviene il grande dottore, il tempo.
e il grande giudice.perché quando finalmente riuscirete ad ascoltare quella canzone oggi e non come fosse ieri, quello che vi lascerà dentro, che sia indifferenza, malinconia, struggimento, rimpianto sarà la misura della storia che avete vissuto.
ma noi apparteniamo a generazioni nate in epoche predigitali – ci ricordiamo perfino della tv in bianco e nero – e quindi gli strumenti con cui farsi male volontariamente dopo la fine di una storia sono ancora primitivi.
funzionavano su vinile come oggi nell’ipod o su youtube.
canzoni, più spesso proprio quella canzone.
era la colonna sonora del primo film che avete visto insieme.
il brano trasmesso alla radio mentre vi riaccompagnava a casa e dopo essere stati tutti e due brillanti, spiritosi, quasi euforici, ascoltavate in silenzio perché qualcosa vi bloccava le parole in gola.
può essere perfino, più prosaicamente, il tormentone estivo assolutamente demenziale battuto a tappeto sulla spiaggia dove vi siete incrociati per la prima volta.
la qualità del pezzo non è di per sé un fattore qualificante se non perché ci riesce più facile giustificare esteticamente la fissazione per “Don’t give up” che per “Vamos alla playa”.
quello che conta è che da quel preciso momento per voi la prima, se non l’unica associazione possibile, per quella canzone sarà quella con lui.
nessun problema ovvio finché la storia non finisce.
che cosa succede però alla “nostra canzone” quando non siamo più noi, ma io e te e il distacco non è stato proprio indolore?
potete cancellare ogni traccia del suo passaggio dalla vostra casa e dalla vita di tutti i giorni. selezionare con cura luoghi e persone.
persino smettere di sentire o di credere di sentire sul cuscino il suo odore, l’aroma inconfondibile della pelle mescolata al profumo e alle sigarette preferite, ma prima o poi, implacabilmente, quella sequenza di note vi colpirà a tradimento e vi riporterà proprio al momento e al luogo da cui volevate fuggire.
o a cui volevate tornare. perché sarete voi nei momenti più duri a riascoltarla per cercare di far rivivere il passato.
in questo momento critico il fatto che la canzone non fosse eccessivamente romantica – ma si tratta di rare eccezioni – aiuta.
esiste un numero limite di volte oltre il quale non è possibile ascoltare in lacrime i Righeira, mentre con Peter Gabriel può essere più complicato.
ma laddove non si viene soccorse dal senso del ridicolo, interviene il grande dottore, il tempo.
e il grande giudice.perché quando finalmente riuscirete ad ascoltare quella canzone oggi e non come fosse ieri, quello che vi lascerà dentro, che sia indifferenza, malinconia, struggimento, rimpianto sarà la misura della storia che avete vissuto.
Etichette:
anne67,
coppia,
Grazia Blog,
lasciarsi,
ricordi,
sentimenti
Iscriviti a:
Post (Atom)